Il festino di Santa Rosalia

 

U fistinu !

Rosalia al secolo Rosalia Scalia (1130-4 settembre 1156), venerata come santa vergine dalla Chiesa cattolica.
Vissuta nel XII secolo, era figlia del duca Sinisbaldo di Quisquina delle Rose, in provincia d'Agrigento (l'allora Girgenti) e nipote di re Ruggero d’Altavilla.
In seguito alla proposta di matrimonio del principe Baldovino lasciò la corte per condurre una vita di contemplazione.
Visse da eremita sul monte Quisquina ed in seguito in una grotta del Monte Pellegrino a Palermo fino alla morte.
Il suo culto è legato all’epidemia di peste che colpì Palermo nel 1624.
Tutte le preghiere e le processioni rivolte alle co-patrone della città (S. Cristina, S. Agata, S. Ninfa e S. Oliva) non servirono a fermare la malattia.

Secondo la leggenda, mentre infuriava l'epidemia di peste arrivata in città da alcune navi provenienti da Tunisi, la santa apparve in sogno ad un cacciatore indicandogli dove avrebbe potuto trovare i suoi resti, che portati poi in processione in città fermarono l'epidemia.
Così che il 27 luglio 1624, Santa Rosalia divenne ufficialmente la patrona di Palermo e la peste finì il 9 giugno del 1625.


Santa Rosalia ricorre il 4 settembre ma viene festeggiata il 15 luglio.

I festeggiamenti hanno inizio il 10 per concludersi con un gran finale la sera del 15. Durante il corteo viene rappresentato il dramma della peste e il miracolo della guarigione per opera della Santa.
La processione parte dal Palazzo reale e si snoda lungo l'antico Cassaro fino a mare.
Il carro, dalla Cattedrale, sfila per buona parte del centro storico tra luci e suoni. Ai Quattro Canti, si ferma e il sindaco al grido di “Viva Palermo e Santa Rosalia!” dona dei fiori alla Santuzza.
La serata si conclude con i giochi d’artificio alla Marina.

Il festino, però, è un’insieme di colori e caos..
le strade sono invase dai palermitani che aspettando di vedere passare il carro... mangiano !!
Non sarebbe festino senza i venditori di “
calia e simienza” (ceci abbrustoliti e semi di zucca), panelle e crocchè, il “pane ca’ meusa” (pane con la milza), i “babbaluci” (le lumache) e u "miluni" (l’anguria).


Il 4 settembre invece la tradizionale "
acchianata" (la salita) a Monte Pellegrino conduce i devoti al Santuario.
Il santuario venne eretto su Monte Pellegrino nel 1625 su una massiccia scalinata. In un angolo dell'atrio, antistante la cappella, si possono osservare gli ex-voto, offerti per grazia ricevuta. Numerosi gli oggetti, anche personali, delle persone che hanno ricevuto la grazia e le foto di bambini appena nati.




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